18 luglio 2016

5ª Tappa Blogtour "Le cesoie di Busan" di Karen Waves | L'autopubblicazione

Buongiorno wordsbookiani!

Dopo il fine settimana in compagnia di alcune/i blogger con cui ormai ho stretto una bella amicizia, iniziamo questa settimana, più carichi che mai e ad aprire le danza su Words of books è un nuovo blogtour. Con questo evento parliamo del romanzo Le cesoie di Busan di Karen Waves.

Le cesoie di Busan


Sono molto contenta di prendere parte a questo blogtour. Quando l'autrice mi ha contatta ho detto subito di si. Avevo già avuto occasione di leggere il romanzo (QUI potete trovare il mio parere) e quindi poter approfondire la conoscenza de Le cesoie di Busan è un vero piacere.
In questa tappa l'autrice ci racconta la sua esperienza con l'autopubblicazione, è una tappa diversa dal solito e ho trovato molto interessante conoscere il punto di vista dell'autrice sul mondo del self. Ma prima di andare a scoprire cosa ci racconta Karen vi lascio il calendario con tutte le tappe e i dettagli del romanzo...


Le cesoie di Busan


Le cesoie di Busan
Le cesoie di Busan
Le cesoie di Busan
di Karen Waves

Editore: Self publishing
Pagine: 192
Prezzo: 9,98 €
Formato: Cartaceo
Data d'uscita: 16 maggio 2016
Link d'acquisto: amazon.it

Trama:
Quando Valentina conosce Won-ho capisce subito tre cose: la prima, che è la persona più antipatica che abbia incontrato in Corea; la seconda, che le sue labbra bellissime non possono cambiare questo fatto; e la terza, che se le chiederà di uscire gli dirà sicuramente di no.
Dopotutto, non hanno niente in comune: solo un pessimo carattere, un umorismo tagliente, la profonda insofferenza per tutto ciò che non si possa fare in tuta e la passione che li consuma ogni volta che si incontrano.
Ma Won-ho è tanto abile nel convincere Valentina quanto lo è a potare gli alberi di Busan e così, tra picnic al chiaro di lampione e caldi pomeriggi nei frutteti, la loro relazione cresce e l’attrazione si fa sempre più intensa.
Anche se la coinquilina di Valentina insiste che si stanno innamorando e che sono fatti l’uno per l’altra, la famiglia di Won-ho si oppone e Valentina si trova di fronte a una scelta difficile.
La storia d’amore con Won-ho sopravviverà, o lei e il suo appassionato potatore hanno i baci contati?

• Nel meraviglioso mondo dell’autopubblicazione •

Quando ero una bambina, le librerie erano per me caverne di tesori, ogni volume una storia diversa da aprire e in cui perdersi. E la cosa più bella era sapere che dietro ogni libro c’era un autore, qualcuno che aveva pensato, scritto, rifinito la storia.

Quel tipo d’impegno mi affascinava: avevo sempre nuove idee per la testa, che crescevano e che appuntavo su quaderni e taccuini. Volevo essere una scrittrice e, anche se avevo un’immagine romantica della scrittura (sedersi al tramonto con una macchina per scrivere di fronte al mare, niente di meno), alla fine questo desideravo: tenere in mano il mio libro, vederlo vicino agli altri, nelle librerie, e offrire le storie che avevo dentro al pubblico.
Le cose non sono andate esattamente così.

Il modo in cui si leggono e si scrivono i libri è cambiato profondamente, da quando ero bambina. E dopo aver comprato il primo Kindle, quattro anni fa, sono diventata sempre più vicina, da lettrice, al mondo dell’autopubblicazione, conoscendo i lavori di persone che come me avevano deciso di produrre i loro libri da sole.

Il self-publishing ha una brutta reputazione: alcuni la considerano una scelta fatta per vanità e senza cura, altri pensano che sia la stessa cosa dell’editoria a pagamento. Allo stesso tempo, da quando le case editrici tradizionali hanno cominciato a pescare nuovi scrittori dalla lista dei bestseller self-published, l’autopubblicazione sembrerebbe un modo per farsi notare, una soluzione per poi lanciare una carriera più “vera”, più “seria” come scrittore pubblicato a stampa.

3d covers
Ho deciso di autopubblicare per motivi diversi e non mi sono pentita di questa decisione, anche se la strada si è rivelata più difficile di quello che avevo pensato. Prima di tutto c’erano il genere e il tema del mio libro. Una storia d’amore tra una ragazza italiana e un ragazzo coreano non aveva molte possibilità di essere considerata materiale da bestseller dalle grandi case editrici (soprattutto se veniva da una illustre sconosciuta) e temevo che per attrarle mi sarebbe stato imposto di rendere la mia descrizione della Corea più stereotipata, più accessibile e superficiale. Lo stesso discorso valeva per il finale – aperto, non proprio felice, con la possibilità di una trilogia ma senza altre garanzie per i lettori. Avevo fiducia nella mia storia, non perché le mie intuizioni sono sempre giuste (anzi!), ma perché sapevo che tipo di libro volevo scrivere. D’altra parte puntare a una casa editrice più piccola, forse più accomodante, avrebbe voluto dire rischiare di pubblicare un prodotto realizzato peggio e avrei dovuto rinunciare a parte del controllo e del guadagno senza nemmeno avere la consolazione della distribuzione di un grande editore.

Mi piaceva l’idea di pubblicare anonimamente, partendo da zero e decidendo cosa condividere di me e cosa mantenere privato. Scrivere sotto pseudonimo è un’opzione praticabile anche per scrittrici che lavorano con case editrici, ma autopubblicarmi mi avrebbe dato ancora più libertà e sicurezza che la mia scelta sarebbe stata rispettata. Visto che già leggevo molti libri di autori self, non avevo pregiudizi contro l’autopubblicazione e la consideravo una valida alternativa.

Quando ho deciso di autopubblicare il mio romanzo d’esordio, sono stata presa da due emozioni opposte ma fortissime: da un lato una gioia immensa per la libertà che avevo di fronte, dall’altra la paura di fronte all’enormità del lavoro che andava fatto. Le case editrici hanno un team di professionisti che producono il libro, ma lo scrittore self-published è da solo. Mi sono documentata sui passi da seguire, ho fatto un respiro profondo e mi sono messa al lavoro.

Bad girl
Prima di tutto ho trovato un editor. Ho impiegato un po’ di tempo a scegliere – volevo qualcuno con esperienza nel romance, che fosse disposto a seguire una scrittrice alle prime armi e il cui lavoro mi piacesse. Sono stata fortunata, ho trovato Alessandra, che mi ha seguita con un editing affiancato, non solo suggerendomi come migliorare il mio stile ma anche mostrandomi dove la storia andava ampliata o era poco chiara. Grazie a lei ho imparato diverse lezioni importanti sulla scrittura, ho affinato la mia voce narrativa e imparato come accettare critiche e riconoscere quando il mio lavoro andava rifatto, tagliato o direttamente ripensato. Dopo l’editing, ho cercato beta readers su Facebook per avere un parere non professionale che mi restituisse le impressioni di lettrici normali.

A questo punto dovevo produrre l’e-book e il file per la stampa. Sono cominciate lunghe sessioni con InDesign per impaginare (quarantasette versioni prima di ottenere quella definitiva, con note a piè di pagina che sparivano, riapparivano, si moltiplicavano come miraggi secondo i capricci del programma), litigate con Photoshop per persuaderlo a fare quello che doveva per la copertina, scelte di font, dimensioni e composizione. Il momento in cui ho avuto in mano, sul mio Kindle, un file mobi che funzionava (grazie Calibre per la conversione!), che aveva perfino un indice navigabile, ho sentito la gioia di chi veramente ha creato qualcosa. Appena un secondo dopo, però, sapevo di avere appena cominciato.

Tra le varie opzioni, ho deciso di pubblicare con Kindle Direct Publishing per l’e-book – scegliendo anche l’opzione Select per i vantaggi promozionali che offre, tra cui Kindle Unlimited – e Create Space per il cartaceo, che ha prezzi davvero contenuti e una qualità di stampa soddisfacente. L’unica nota negativa, a parte qualche problema durante la verifica del file, sono i costi eccessivi di spedizione per le copie dell’autore e la lunghissima attesa. È più semplice ordinarlo da Amazon, appena risulta disponibile. Quando ho pubblicato la mia novella, invece, ho usato StreetLib che mi ha permesso di renderla disponibile gratis per i lettori e di raggiungere più store online (con ePub) come Kobo, Google Play e iTunes.

E mentre lavoravo all’aspetto tecnico della creazione del libro, ho cominciato a scrivere la quarta di copertina, il claim e il comunicato stampa. È stato un lavoro difficile, perché non solo ho scoperto di essere negata per le quarte (come dovrebbe sapere la mia editor, che me l’ha fatte rifare undici volte) ma anche perché dovevo decidere come presentare il libro al pubblico.

Le cesoie di Busan è un romance atipico: un romanzo umoristico, pieno di sarcasmo e scene buffe, ma nel quale non mancano capitoli più passionali che avrebbero potuto renderlo meno gradito ad alcuni lettori e risvolti drammatici. Scrivendo il comunicato stampa ho cercato di tenere conto di tutti questi elementi e trovare un equilibrio che lo rendesse accattivante ma lo rappresentasse giustamente. Un altro aspetto non comune del libro è l’ambientazione: volevo far appassionare più persone alla Corea del Sud e rendere più familiare questa nazione lontana e poco conosciuta. E così ho cercato di approfondire online alcuni dettagli già presenti nella narrazione: ho scritto articoli per blog letterari e raccontato curiosità su Instagram, ovviamente accompagnate da belle foto.

Instagram e Facebook sono i due social media che ho scelto per portare avanti quello che per me è l’aspetto più consumante e difficile del self-publishing: la promozione. Poco alla volta ho compreso che ogni tessera del puzzle (contattare le blogger per recensioni e segnalazioni, i gruppi di lettori su cui farsi pubblicità, le classifiche) non era un compito che potessi sottovalutare, sbrigare in un pomeriggio e poi lasciare, ma un lavoro continuo di cui sono interamente responsabile.

Il mondo del self-publishing funziona grazie alle relazioni e al supporto reciproco. Sono stata stupita e felice della bellissima comunità che ho trovato, delle blogger che hanno generosamente deciso di dare spazio al libro, ai cui commenti e al cui supporto devo moltissimo. Grazie alle Cesoie ho conosciuto altre autrici, da cui ho ricevuto preziosi suggerimenti, e ho anche avuto modo di parlare direttamente con chi mi aveva letto. Il che è stato destabilizzante all’inizio e meraviglioso dopo, dato che ho potuto vedere quanto e come i miei personaggi fossero diventati reali anche per altre persone.

Da un lato, quindi, il self-publishing è più personale e vicino rispetto all’editoria classica, dall’altro è un mondo che richiede profonde responsabilità. Se un giorno sto male, o sono occupata e non posso postare, è un giorno perso per il libro. Impegni come interviste o blogtour richiedono tempo per la scrittura e la revisione, così come gli stati per Facebook ma soprattutto i post di Instagram. Non ci sono limiti a quello che posso fare, ma non ci sono neppure reti di sicurezza. Eppure, anche se l’autopubblicazione ha molti rischi, ha anche immense ricompense e per questo non mi sono pentita di averla scelta.



Per oggi è tutto e spero che vi sia piaciuta questa chiacchierata con Karen Waves. Non perdetevi la prossima tappa su Insaziabili letture lunedì prossimo (25 luglio).
Ciaooooooo ^______^

2 commenti

  1. Questo romanzo mi incuriosisce sempre di più:) E concordo con tutta la parte sull'autopubblicazione. Ho scoperto molti autori validissimi e mi dispiace della brutta nomea, data da molto snobismo.

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    1. Il romanzo personalmente mi era piaciuto!!! E sono d'accordo, dietro il self ogni tanto si nascondono dei bellissimi romanzi.

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