19 marzo 2016

Italian reports • 36

Ben ritrovati wordsbookiani belli!!!

Oggi è una giornata davvero piena per le segnalazioni e sono contentissima di poter ospitare nuovamente qui sul blog Tania Paxia. Per questo secondo appuntamento con Italian reports vi segnalo, infatti, l'uscita di pochi giorni fa del suo nuovo romanzo The Woden's Day.
Devo dire che quando ho letto la trama mi è sembrato davvero carino e mi ha incuriosito molto. Sono anche contenta di averne potuto leggere un estratto, che vi ripropongo qui sotto perché ogni volta leggere qualche pagina, mi incuriosisce sempre di più.
Vediamolo assieme....


Italian reports
Sotto questa categoria verranno inserite tutte le segnalazioni di autori emergenti italiani


The Woden’s Day
The Woden’s Day
di Tania Paxia

Editore: Self publishing
Pagine: 304
Prezzo: 1,99 €
Formato: eBook
Data d'uscita: 17 marzo 2016
Link d'acquisto: amazon.it

Trama:
“Siamo amici solo il mercoledì sera e quando non siamo in pubblico”. (Woden Audrey Doolittle)
Woden è una patita della chimica e dell'elettronica, piatta come uno skateboard, occhi e capelli di un castano normale e nessun segno particolare, a parte un dente scheggiato per colpa di una caduta sull’asfalto da piccola e il vizio di tingersi le ciocche di capelli di colore diverso quando ne ha voglia. Per il resto è una normalissima e anonima diciassettenne, un po’ maschiaccio, che ogni tanto d’estate si diletta ancora a correre sui marciapiedi con lo skate. Colleziona montature di occhiali da vista stravaganti e non è il massimo della bellezza, ma a lei va bene così.
"Sono un pessimo amico del mercoledì". (Carter Fitzpatrick)
Carter (Saetta) è un pilota Nascar e il suo sogno è di correre nella Spint Cup. È il 'non ragazzo' di Felicia Hadley, la diva del liceo, ma se la spassa con tutto il gruppo delle Cheerleaders, tranne Hannah Jones che per il momento sembra resistergli. Ma lui ama le sfide, anche perché i diciassette anni arrivano una volta sola e non ricapitano più. È una celebrità a scuola da quando in prima superiore era passato dal go-kart a roba più seria. Anche l’aspetto fisico, nel crescere, si era evoluto, facendolo assomigliare più a un bel ragazzo e non più a un ranocchio. Il primo passo era stato togliere l’apparecchio e dopo, tutte quante, erano cadute nella trappola del pilota biondo con gli occhi azzurri...
Entrambi hanno un segreto: sono amici da sempre, ma non in pubblico. Si incontrano il mercoledì sera, a casa di Woden per prestare fede all'accordo stretto da bambini: il Woden's Day.
Delle domande, però, iniziano a farsi spazio nei loro pensieri...Il Woden's Day poteva continuare fino al diploma, ma poi? Cosa ne sarebbe stato della loro amicizia senza l'unica cosa che li legava? Tra liti, tregue, battibecchi e incomprensioni, Woden con le sue 'teorie' e Carter con la sua 'pratica' cercheranno di trovare una soluzione al problema.

Tania Paxia
Tania Paxia vive a Bibbona, un paesino nella provincia di Livorno. Frequenta la facoltà di Giurisprudenza (Magistrale) di Pisa e una delle sue grandi passioni è scrivere. “Nicholas ed Evelyn e il Diamante Guardiano” è il suo primo romanzo. Il racconto che lo segue “Nicholas ed Evelyn e il Dragone Carbonchio” è uscito il 1 marzo. Il secondo della serie “Nicholas ed Evelyn” è in fase di scrittura. Nel frattempo, ha scritto altri libri: “La Pergamena del Tempio” un giallo su base storica edito da Europolis Editing, in ripubblicazione autonoma il 14 agosto 2015, un paranormal “Il marchio dell’Anima EVANESCENT The Rescuer of Souls #1”, un fantasy “La cacciatrice di stelle”, una commedia romantica intitolata “Sono io Taylor Jordan!” e due romanzi rosa intitolati “Ti amo già da un po’” e “Prima che arrivassi tu”.

Middletown – Delaware


Mercoledì, 3 settembre 2008

“E che cavolo, però. Carter!” gli tolsi di mano il foglietto sul quale aveva appuntato il nome da dare al giorno in cui, d’ora in poi, ci saremmo rivisti fuori dall’orario scolastico. Adesso che lui si trasferiva da suo padre dall’altra parte della città, perché i suoi stavano divorziando, non avremmo più avuto occasione di rimanere ogni sera l’una a casa dell’altro fino a tardi a fare i compiti, a guardare la tv o a giocare ai videogiochi (corse di auto, soprattutto). E neanche tutti i pomeriggi al parco o in biblioteca oppure al cinema di mio padre.
“Wod, ridammelo”. Mi ordinò, agitando i suoi capelli di un biondo scuro dorato, un po’ lunghi a forma di scodella rovesciata, con la riga in mezzo. Me lo strappò dalle mani con una velocità impressionante. I suoi riflessi erano eccezionali, dato che era abituato a correre con i go-kart. Non c’era verso di sorprenderlo con qualche gesto improvviso. Mai. “Devo ancora modificarlo”.
Sbuffai. “Vorrei ben vedere”, con un gesto stizzito raccolsi le braccia al petto, incrociandole. “Audrey’s Day”, scossi il capo, facendomi sbattere le lunghe trecce castane sul volto e sul collo, “è orripilante”.
“Ti ho detto che lo devo modificare, testaccia dura”. Tirò fuori la lingua per farmi una smorfia accompagnata da un mugolio, più simile a un grugnito, in realtà. Sospirò, guardandomi negli occhi castani inumiditi da un leggero velo di lacrime. Era tutto il pomeriggio che piangevo. Non volevo darlo a vedere, ma senza di lui nella casa a fianco, per me sarebbe stato un incubo. Carter era il mio amico del cuore. Però quando mi chiamava testaccia dura, mi saliva l’odio, così lo spintonai, facendolo quasi cadere sul prato di fronte a casa mia. Il nostro gioco preferito, oltre alla Play era l’azzuffamento. Di solito iniziavo sempre io, maschiaccio com’ero. Mi lanciò un’occhiataccia delle sue, con tanto di broncio e scattò verso di me, togliendomi per dispetto il berretto rosso con la visiera al contrario. Dei ciuffi di capelli sudati mi si scompigliarono sulla fronte. Non mi presi la briga di metterli in ordine, perché ero talmente arrabbiata con lui che gli mollai un pestone sul piede destro.
“Ahhhhiiiiii”, cominciò a saltellare sul posto poggiando tutto il peso sul piede sinistro, stringendosi la scarpa destra con entrambe le mani. Aveva gli occhi chiusi e una smorfia di dolore sul volto paonazzo per via della corsa che avevamo fatto dal parco giochi. Quando lo prendevo a pugni, il più delle volte, era per dimostrargli il mio affetto, ma non quel giorno. Lo avevo colpito con rabbia, quasi volessi sfogarmi con lui per una cosa della quale non aveva colpa. Avrei dovuto prendermela con i suoi genitori, per quella stupida decisione improvvisa: con sua madre perché aveva preferito la sua carriera di paramedico alla famiglia, mentre con suo padre perché non usciva mai dalla sua officina e dal garage della scuderia per la quale lavorava. Il meno impegnato dei due era sicuramente suo padre, con il quale Carter trascorreva la maggior parte del tempo. Questo anche quando i suoi vivevano sotto lo stesso tetto. [...]


Che ne pensate? Vi incuriosisce?
A più tardi, ciaooooooo ^___^

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